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Il Passo dello Stelvio (Stilfser Joch in tedesco, 2758 m s.l.m.) è un valico alpino delle Alpi Retiche, nonché il più alto valico automobilistico d'Italia, davanti al colle dell'Agnello,[N 1] e il secondo d'Europa[N 2] dietro al colle dell'Iseran. Situato fra Trentino-Alto Adige e Lombardia, all'interno delle Alpi dell'Ortles (gruppo Ortles-Cevedale) e del parco nazionale dello Stelvio, vicino a importanti massicci come Ortles, Umbrail, monte Livrio e monte Scorluzzo, divide dal punto di vista geomorfologico le Alpi Retiche occidentali da quelle meridionali ed è non solo un importante collegamento tra Valtellina e val Venosta, ma anche meta ambita di sciatori, escursionisti, ciclisti e motociclisti. La strada statale omonima che lo attraversa collega Bormio (valle del Braulio, Valtellina) con Prato allo Stelvio (valle di Trafoi, val Venosta), è asfaltata, a due corsie e carrozzabile, e conta ben ottantotto tornanti, di cui quarantotto sul versante altoatesino e quaranta su quello lombardo. Sul versante lombardo, a quota circa 2.500 m, la strada si collega col vicino Giogo di Santa Maria, valico che conduce in territorio svizzero (Canton Grigioni; sebbene la strada attraversi effettivamente un confine internazionale, non è presente alcuna dogana). Su tutti e tre i versanti, i due italiani e quello svizzero, il passo rimane chiuso stagionalmente tra novembre e maggio. Dalla sommità del passo si diramano diversi percorsi escursionistici, tra cui il sentiero per la Cima Garibaldi (2843 m s.l.m.) e la strada sterrata che raggiunge il rifugio Pirovano (3020 m s.l.m.). All'inizio dell'Ottocento si era manifestata la necessità di realizzare una nuova strada, in sostituzione del preesistente sentiero, per collegare la Val Venosta direttamente con Milano (allora territorio austriaco) attraverso la Valtellina. Il primo progetto fu proposto nel 1812 dall’ingegner Ferranti, che ipotizzò una strada larga 2,7 metri. Nel pieno delle guerre napoleoniche, la proposta non ebbe seguito. Nel 1818 l'imperatore Francesco II d'Asburgo affidò l'incarico all'ingegnere capo della provincia di Sondrio, Carlo Donegani, esperto d'ingegneria stradale d'alta montagna e già progettista della strada del passo dello Spluga. I lavori durarono 63 mesi, occupando fino a 2500 persone, e terminarono nel 1825 con una spesa complessiva di circa 2.901.000 fiorini. All'inaugurazione presenziò anche l'imperatore austriaco, e all'ingegner Donegani furono conferite diverse onorificenze.Il valico era percorso durante tutto l'anno da un servizio di diligenze, rimasto operativo fino al 1915. Nei mesi invernali era necessario un grande lavoro da parte degli spalatori che sgomberavano la strada dalla neve. Nel 1859, con l'annessione della Lombardia al regno sabaudo, il valico divenne territorio di confine. Gli austriaci costruirono pertanto tre fortificazioni in vari punti della salita dal versante orientale: il forte Gomagoi, il forte Kleinboden e il forte Weisser Knott, facenti parte dello sbarramento Gomagoi.Nei pressi del passo fu eretta invece la fortificazione Goldsee, di cui oggi rimangono solo i resti. All'epoca, il versante occidentale era percorso dalla strada nazionale 18. Durante la prima guerra mondiale il passo fu teatro di aspri scontri tra la fanteria austriaca e quella italiana. Terminato il conflitto entrambi i versanti divennero italiani. Il valico perse gran parte del suo significato strategico di collegamento e ne fu quindi decisa la chiusura invernale.Nel 1928, con la realizzazione della SS 38 dello Stelvio, l'intero tracciato venne consolidato, ampliato e asfaltato, realizzando una strada carrozzabile a doppio senso di marcia. Al valico è presente un museo sul tema della costruzione della strada. In anni recenti è stata più volte presa in considerazione l'ipotesi di introdurre un pedaggio al fine di investirne i ricavi per valorizzare il territorio, ma la proposta non è stata mai attuata.Il 6 luglio 2025 si è festeggiato al passo dello Stelvio il bicentenario, molte le autorità presenti tra cui il sindaco di Bormio Silvia Cavazzi, il sindaco di Stelvio Franz Heinisch. Fonte Wikipedia
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